Addio a Franca Valeri

Aveva appena compiuto 100 anni, ci lascia oggi la Signora del Teatro. Aveva fatto dell’ ironia il suo punto di forza. E quando l’ironia si unisce ad un talento strepitoso, il successo indiscusso ed indiscutibile è inevitabile. Una vita sulle tavole del teatro, che, aveva detto, voleva calcare fino all’ultimo dei suoi giorni, ed è così che ha fatto. Una vita piena la sua, di grandi avvenimenti che l’hanno inevitabilmente segnata: nata in una famiglia appartenente alla borghesia milanese, sopravvisse alla deportazione. Appassionata da sempre al teatro, si dedicò inizialmente, al teatro operistico musicale. Il personaggio che più l’ha caratterizzato, è stato di sicuro la “Signorina snob”, ma tantissimi i ruoli interpretati in teatro, nel cinema e in televisione. Tra i tantissimi riconoscimenti, l’ 8 marzo 2011, nel Palazzo del Quirinale, nel corso delle celebrazioni della Giornata Internazionale della Donna, dedicata al tema “150 anni: donne per un’Italia migliore”, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha insignito Franca Valeri del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, con la motivazione “Per la maestria e l’intelligente ironia che hanno caratterizzato la sua lunga carriera teatrale, cinematografica e televisiva”.

“Nuovo IMAIE”-Nuovo Sostegno

C’è un’ Italia fatta di chiacchiere, promesse elettorali, di “faremo”, di “arriveranno” di parole, parole, parole, e poi c’è una realtà sorprendente, fatta di concretezza, fatti, poche chiacchiere e molta “ciccia”. Realtà, questa, rappresentata dal “Nuovo IMAIE”, una collecting che gestisce i diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori. Il Covid ha messo a dura prova il mondo intero, molte categorie lavorative, più di tutte quelle legate al mondo del turismo e dello spettacolo, hanno subito un danno incalcolabile. Raramente si è sentito parlare di sostegno ai musicisti ed all’intero settore che gravita intorno a questo campo, pochissimo, quasi niente è stato concretamente fatto. Quando c’è da “accompagnare” serate per la raccolta fondi, incontri culturali, occasioni di giubilo e divertimento, i musicisti vengono coinvolti per primi e sono sempre in prima linea. La musica è stata protagonista dei giorni più difficili della pandemia, ha aggregato, unito gli animi, tenuto compagnia, esorcizzato l’orrore che si stava vivendo. Tutto dimenticato quando occorreva un passo concreto, lungo, deciso. Nuovo IMAIE è stata quell’ancora di salvezza per chi credeva che ormai, tutto fosse finito, quella luce in fondo al tunnel, che ormai pensi non ci sia più, che tu non possa più rivedere. Un operato serio, puntuale, efficace ed efficiente, che ci fa sperare che un’Italia migliore è ancora possibile.

Addio al Maestro Ennio Morricone

Un anno infausto il 2020, che non smette di darci notizie che non vorremmo sentire: ci ha lasciati il Maestro Ennio Morricone, “La colonna sonora” di alcuni dei più bei film, diventati indimenticabili grazie alle sue note. Un film senza musica è impensabile, i film che ha firmato con la sua musica, inimmaginabili. Diplomatosi al Conservatorio di Santa Cecilia in tromba, ha scritto musiche per oltre 500 pellicole, attraversando vari generi musicali, fino alla musica leggera, firmando pietre miliari della musica italiana come Sapore di sale e Se telefonando. I premi che gli sono stati tributati, sono innumerevoli: tre Grammy Awards, quattro Golden Globes, sei BAFTA, dieci David di Donatello, undici Nastri d’argento, due European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera e un Polar Music Prize. Conteso dai più grandi registi del mondo, è stata la colonna sonora di più di 60 film vincitori di premi. A sottolineare la grandezza, l’universalità della sua fama, il fatto che, tra i tantissimi riconoscimenti, le onoreficenze, gli sia stato dedicato un asteroide. «Devo cercare di realizzare una colonna sonora che piaccia sia al regista, sia al pubblico, ma soprattutto deve piacere anche a me, perché altrimenti non sono contento. Io devo essere contento prima del regista. Non posso tradire la mia musica.» E ci sentiamo di dire, che non lo ha mai fatto. Una presenza che mancherà moltissimo, ma che rivivrà per sempre nelle note “geniali” che ci ha regalato in tutti questi anni.

Ezio Bosso: la Magia della musica

“La musica è una vera magia, non a caso i direttori hanno la bacchetta come i maghi.” Una delle tantissime citazioni di Ezio Bosso, che è riuscito nella più grande e difficile delle magie: senza artifizi, arrivare dritto al cuore di chi lo ascolta. Sì al presente, di chi lo ascolta, perchè Artisti come lui non muoiono mai. Dopo averti toccato le corde dell’anima, ti restano dentro per sempre. Quando nel 2016, ospite al festival di Sanremo, posò le sue dita sulla tastiera del pianoforte, sotto gli occhi di milioni di telespettatori che non lo avevano mai ascoltato, il successo fu immediato, l’empatia fortissima, l’emozione incontenibile. Mai piegato dalla sua malattia, mai incrinata la sua passione da un male terribile con cui ha imparato a convivere. Una voglia di vivere contagiosa, l’emblema di ciò che deve essere un Musicista: un uomo libero, eternamente fanciulletto, con una voglia inesauribile di lavorare, apprendere, condividere, perfezionarsi. Questo era il Maestro Bosso, tutto questo unito ad un talento grandissimo e ad una rara ed affascinante capacità di catalizzare l’attenzione su di sè, di farti appassionare a ciò che raccontava, fosse un aneddoto della sua vita o la complessità di un’ opera musicale. Questo ci mancherà di lui, l’essere una persona vera, unica nella sua Semplicità che lo rendeva, lo rende, immenso. “Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente. È una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai. Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia.”

“Ma il lavoro vero?”

Che lavoro fate? – Musicisti!- No, ma il lavoro vero? Ecco, questo accade quando ci chiedono di cosa viviamo: che spesso, la domanda successiva alla nostra risposta, sia riferita al lavoro “vero”, come se rispondere di fare il musicista sia una risposta scherzosa. E sì perchè chi vive di musica si trova davanti ad un doppio pregiudizio: o si viene considerati hobbysti del fine settimana, o immediatamente abbinati a grandi nomi dello showbiz. In realtà esiste una categoria di musicisti che non è nè l’una, nè l’altra cosa, ma semplicemente persone che, con regolare partita Iva, svolgono “normalmente” l’attività che amano fare. In questi giorni di pandemia, la crisi ha colpito duro chi ha un’attività in proprio, tagliando fuori dal mercato milioni di lavoratori e tra questi, tra i più penalizzati, di sicuro i musicisti e in particolare, i musicisti che si dedicavano alle cerimonie, alle feste private, ai piccoli eventi, oltre che all’esibizione live nei locali. Va da sè che, quando sarà concesso di riprendere tali attività, con le restrizioni che ci saranno, le misure di sicurezza, i musicisti ne usciranno fortemente penalizzati e con davanti un’estate incerta, che sarà molto probabilmente persa, proprio quell’estate che è il momento in cui la nostra categoria rifiorisce. La fase due per i musicisti è semplicemente una fase di passaggio, giacchè difficilmente si troverà un modo per riprendere. La comunicazione, è stata sempre molto confusa, incerta, ambigua, sarebbe stato meglio, è meglio, dire chiaramente e in fretta che determinate categorie per quest’anno, nemmeno con questa seconda fase ripartiranno. La mancanza di attenzione alla classe dei musicisti, potrebbe indurre taluni a pensare “Hai visto, avrei dovuto fare di tutto per assicurarmi un “posto fisso”, ora non avrei avuto problemi”….taluni, non noi. Non ci pentiremo mai, di aver scelto di vivere facendo ciò che amiamo e difenderemo con le unghie e con i denti questa nostra scelta. Non la daremo vinta a chi potrebbe pensare di dirci “te l’avevo detto, prendevi il posto fisso e poi te ne andavi a suonare, come fanno quasi tutti”, non la daremo vinta a loro, nè al virus, perchè la musica nella nostra vita, è Regina incontrastata…senza corona!

Addio a Joe Amoruso, Genio dei tasti

“Stamm ancor a chest!” Queste le parole di Joe, quando ogni volta, tutte le volte, che ci vedevamo, gli chiedevamo “Joe, ci facciamo una foto?” E lui, con la sua infinita modestia e normalità, ci diceva ” Stamm ancora a chest, ragazzi, noi siamo amici…..” Amici di Joe Amoruso, incredibile, inimmaginabile, mai avremmo pensato, e neppure sognato, che un giorno avremmo avuto questo privilegio. Un genio della musica italiana ed internazionale, pianista inimitabile, tastierista eclettico e con uno stile tutto suo, che riconosci subito. Quando lo abbiamo visto per la prima volta, ci sembrava irriverente anche parlare, restavamo in silenzio, mentre lui ci raccontava aneddoti intorno alla musica, intorno a quel mondo che per noi è il nostro mondo, il mondo che abbiamo sempre voluto. Il primo video con lui, Vedrai vedrai, in cui tutta la sua anima è venuta fuori, andando di pari passo con un’umanità percettibile in ogni nota che riusciva a tirare fuori anche da una pianola giocattolo. Sotto le sue dita, ogni nota acquisiva un suono magico. Quando ci ritrovavamo a parlare di lui con gli amici, tra di noi, esprimevamo tutta la nostra incredulità, non ci sembrava vero, possibile, che Joe potesse venire a casa nostra, cenare con noi, suonare con noi, essere nostro amico. Storico pianista di Pino Daniele, con il quale aveva inciso ed arrangiato alcuni degli album più belli, aveva collaborato con Zucchero Fornaciari, Vasco Rossi, Andrea Bocelli, Ornella Vanoni, solo per citarne qualcuno. Quanti aneddoti ci ha raccontato, quanti insegnamenti. Una volta eravamo a casa sua ed io, Diana gli dissi “Joe, ma come mai nei video con Pino, tu sei quello che si vede meno?” Lui mi disse ” Diana, ma tu mi senti? E quello conta, tu mi devi sentire, non vedere”. Un’anima immensa, mai dalle sue parole abbiamo ravvisato gelosia, voglia di prevalere su altri musicisti. Durante un’altra conversazione disse a Claudio “Spesso mi trovo con colleghi pianisti, magari anche internazionali che si vantano delle loro qualità, io non parlo mai……io suono! Come si fa a scegliere un ricordo che è più caro, quello che non dimenticherai mai: impossibile, non dimenticheremo un solo minuto trascorso insieme. Averti sussurrato all’orecchio pochi mesi fa ” Non dimenticheremo mai quello che hai fatto per noi, il regalo meraviglioso di esserci stato amico, ti voglio bene Joe” e averti stretto al petto con la paura di farti male, i tuoi occhi che parlavano, e tutto quello che prima abbiamo vissuto insieme, saranno per sempre chiusi nel nostro cuore, come un tesoro in uno scrigno. Buon nuovo viaggio, caro Joe e Grazie!

“Un anno felice”-Incontro con Chiara Francini

“Non sono femminista, sono femmina” Una delle frasi che più ci hanno colpito dell’incontro con l’attrice e scrittrice Chiara Francini. La sua idea in merito alla frase di Amadeus sul ruolo della donna, che deve essere un passo indietro, e che tante polemiche ha suscitato, è che la donna deve camminare per la sua strada, nè un passo indietro, nè uno avanti. Un incontro seguitissimo dai tantissimi studenti dell’Università degli studi di Salerno, come sempre targato DLiveMedia, occasione per parlare non solo di cinema e di scrittura, ma anche di temi di strettissima attualità. Una donna appagata del suo ruolo di attrice, ma forse ancor di più di quello di scrittrice. “Al cinema ti truccano, ti vestono, ti suggeriscono ciò che devi dire, in teatro e quando scrivo sono io, con il mio bagaglio di vita vissuta, con una penna e un foglio che mi danno l’opportunità di spaziare in un mondo infinito, senza confini. Con la scrittura, raccolgo l’amore delle persone, che sento vivo e forte e mi gratifica tantissimo, soprattutto quando mi dicono che si identificano pienamente in ciò che scrivo”. Una donna piena di passione, che trasmette, con le sue parole chiare, e una semplicità che va dritta al cuore. Nel suo ultimo romanzo “Un anno felice”, parla di un amore dal volto oscuro, quasi un thriller, in cui la protagonista si mette a nudo attraverso la forza prorompente di un sentimento che le sconvolgerà la vita.

Il talento fa “Rumore”

Cala il sipario sull’edizione 2020 del Festival di Sanremo, il 70° di una kermesse sempre viva e coinvolgente. Un’edizione partita sottotono, ma che si è poi infiammata con le polemiche, i gossip, le partecipazioni talvolta sopra le righe. Dopo i due anni condotti magistralmente da Claudio Baglioni che ha portato sul palco musica di qualità, sobrietà, eleganza, uno spettacolo meraviglioso, le attese erano altissime e sono state ripagate dai dati di ascolti. Ovviamente l’audience, come il successo, come le vendite, non sono mai associabili immediatamente alla qualità, al talento, all’ Arte. Il gusto delle persone non sempre viaggia con la caratura artistica, fama, popolarità, non equivalgono a bravura. Amadeus è stato un ottimo presentatore, lasciando spazio ad un Fiorello, come sempre, mattatore impareggiabile. Forse lo spettacolo, è stato un pò “ingombrante”, sottraendo spazio alle canzoni, e relegandole ad orari davvero improponibili. Un’edizione in cui qualche concorrente ha dovuto studiarsi il colpo di teatro per farsi notare, per emergere, cosa che non serve a chi, aldilà del personaggio, ha qualcosa da dire, ha qualità da mostrare, come nel caso di Tosca, che ha incantato con la sua elegante semplicità, o Gualazzi, per citarne un paio, fino ad arrivare al vincitore: il riscatto di chi la gavetta sa cosa sia, di chi ha puntato sullo studio, la preparazione, il talento, più che sullo stupire a tutti i costi. Come sempre la città ha messo il suo abito migliore per accogliere le migliaia di persone accorse da ogni parte d’ Italia. Norme di sicurezza sempre più stringenti, Casa Sanremo sempre punto strategico d’incontro per chi del festival vuole gustare tutti i contorni, un palco strepitoso a Piazza Colombo che ha accolto grandi eventi e “Suite 2020 , la guest house che è stata allestita a Villa Emma nei giardini del Miramare The Palace Hotel a Sanremo. Un accogliente spazio dedicato ai giornalisti e agli addetti ai lavori, agli incontri con i protagonisti del mondo della musica, della cultura e dello showbiz realizzato da Fluendo, agenzia di comunicazione integrata, in collaborazione con Unic, Gilead, Fast Track Cities, Naj Oleari. Una meravigliosa realtà che ha contribuito a far vivere pienamente i giorni indimenticabili di questo 70° Festival della Canzone……non sempre “italiana”!

Il mestiere di raccontare

Carlo Lucarelli, è stato protagonista al Teatro di Ateneo dell’Università di Salerno, dell’ultimo incontro di gennaio targato DLiveMedia. Una vera e propria lezione intorno all’arte dello scrivere e del raccontare. Con la sua voce accattivante e il suo inconfondibile stile, lo scrittore ha parlato della sua passione per il noir, il giallo, la cronaca nera, che l’accompagna sin da quando era ragazzino. Autore di oltre venti romanzi, saggi e raccolte di racconti, è stato anche autore e conduttore di numerosi programmi in Rai e su Sky. Due personaggi dei suoi romanzi, sono poi diventati protagonisti di due fortunatissime serie tv, L’ispettore Coliandro e il Commissario De Luca. “Coliandro, ha detto Lucarelli, è l’opposto di ciò che sono io, ed ogni qualvolta in scena commetteva una delle sue cavolate, o diceva una castroneria, lo punivo facendogli arrivare una sonora mazzata”. In preparazione la nuova serie, attesissima dal pubblico che ha fatto di Coliandro, in alcuni casi, un vero idolo, tanto che, ha continuato lo scrittore, in un quartiere gli è capitato di vedere scritte sui muri contro le forze dell’ordine e tra queste, una a favore dell’Ispettore Coliandro. Ha risposto alle domande dei suoi moderatori, ma anche a quelle dei ragazzi, riconoscendo la responsabilità che ha chi si avvicina ai fatti di cronaca per raccontarli, alla delicatezza che occorre nel trattarli, al labilissimo confine che c’è tra l’esposizione del fatto e la sua spettacolarizzazione. “Qual è l’episodio che l’ha colpita più di tutti? ” Ha chiesto un ragazzo dopo la foto di rito e l’autografo ad uno dei suoi libri. “Di sicuro, la strage di Bologna, seguendola e studiandola, ho conosciuto storie impensabili” Professionalità, garbo, studio, passione, dimostrazione che un modo serio di occuparsi di argomenti dolorosi, è possibile!

Enrico Vanzina: un incontro indimenticabile!

Ci sono quegli incontri in cui ascolti chi parla, chi racconta le proprie esperienze, ne discute con gli intervenuti e poi…. c’è l’incontro con Carlo Vanzina. Inatteso, sorprendente, a tratti commovente. “Premessa: aboliamo il “Maestro” e anche il “Dottore”. qui c’è Enrico. Così è iniziata la chiacchierata con il famosissimo regista, sceneggiatore, scrittore, Enrico Vanzina. Un evento targato DliveMedia con la direzione artistica del professor Roberto Vargiu, moderato dalla Professoressa Giovanna Truda, dal professor Domenico Apicella e dal professor Virgilio D’Antonio. Enrico, come ama essere chiamato, ha coinvolto i presenti con i suoi racconti divertenti, gli aneddoti legati ai grandi personaggio del cinema, ma soprattutto ha mostrato, senza filtri, il suo lato più intimo e privato, parlando del rapporto con il fratello Carlo, al quale ha dedicato il suo ultimo libro “Mio fratello Carlo”. Si è commosso e ha fatto commuovere, ricordando i giorni dolorosi della malattia, il rapporto con la nipote, ma anche la vicenda del figlio, in coma per un anno e poi per 5 mesi in rianimazione. Ma subito, il velo di malinconia, la commozione, di cui si è scusato, ha lasciato il posto ai sorrisi generati dai racconti divertenti e inediti, legati alla sua lunghissima e fortunatissima carriera: il rapporto con il padre, il grande Steno, con gli attori, i più importanti del panorama italiano che ha diretto, ma anche l’importanza di capire e rispettare il pubblico. Ha invitato chi sogna di approcciarsi al mondo del cinema a non trascurare mai i fruitori dei film, i giovani, troppo spesso trascurati, con le loro paure, le insicurezze, le gioie, la spensieratezza. E poi Alberto Sordi, Sofia Loren, Totò, De Sica, il grande cinema degli anni passati che dovrebbe essere studiato e visto da chi è più giovane, per capire come si lavorava e farne tesoro. Insomma un incontro che ha lasciato il segno, di quelli che ti fanno dire: meno male che non me lo sono perso!

Ph Luigi Caccavale